40 settimane dopo (seconda parte)

Mina, è proprio un bel nome, devo ammetterlo. Lidia lo ha scelto perché le ricorda la sua infanzia, era la cantante preferita di sua madre (tu pensa, non immaginavo avesse fan anche in Polonia), la sua voce e le sue canzoni riempivano la casa da mattina a sera. E’ così che ha imparato le prime parole in italiano, quando era ancora una bambina molto piccola.

Sì, Mina è proprio un bel nome ma io continuo a chiamarti Bianca quando Lidia non c’è. Sono sicuro che provi qualcosa quando ti chiamo con il tuo vero nome, perché sorridi sempre. Chissà se cominci a ricordare, se ti arrivano flash della nostra vita precedente, di te e me insieme. Forse ora è ancora presto ma ricorderai, vedrai.

Quando sei nata, ormai sei mesi fa, preso dall’euforia ho avuto la tentazione di chiamare Giulia, per dirle che eri tornata. Per fortuna non l’ho fatto… non avrebbe capito, anzi, non avrebbe perso l’occasione per urlarmi in faccia, ancora una volta, che mi crede pazzo. La verità è che mi odia, e non posso nemmeno darle torto, ma non permetterò che rovini tutto, non posso perderti di nuovo.

Questa è la nostra seconda possibilità per essere felici, mia e tua e di nessun altro. Quando qualche mese fa Lidia mi ha detto che voleva lasciare la città e ritornare in Polonia, per stare vicino ai suoi genitori, che sono molto anziani, le ho detto che l’avrei seguita, che non potevo lasciarla andare.

“Non posso perderti, sono sono innamorato di te”.

Non è vero, le ho mentito e mi dispiace, ma mi serviva un motivo valido per voler stare con voi e raccontarle la verità era fuori discussione.

“Come farai con tua figlia?” mi ha chiesto.

“Vive con sua madre in Argentina, che differenza vuoi che faccia per lei?”.

Vedi, stava andando tutto così bene, così liscio. Ho venduto la mia quota del negozio a mio fratello e con quei soldi, più quelli che avevo da parte, abbiamo preso una bella villetta affacciata sui boschi e un locale in gestione, per farne una pizzeria.

Una vita serena e tranquilla, una famiglia, era quello che aveva sempre desiderato, così diceva. E allora perché quando sono tornato a casa l’ho sorpresa mentre faceva le valigie? Se non fossi dovuto tornare all’improvviso per recuperare i fogli che avevo dimenticato, da dare all’architetto, se ne sarebbe andata portandoti via senza dirmi niente, lasciandomi solo un biglietto. Non me lo merito.

“Si è rifatto vivo il padre di Mina – mi ha detto – vuole conoscerla. Dice che si rivolgerà a un avvocato se non gliela faccio vedere”.

Bugiarda. La fissavo mentre raccoglieva le vostre cose e le metteva in una borsa, invece lei non aveva il coraggio di guardarmi, teneva lo sguardo basso, peccato che io sappia riconoscere le menzogne quando le sento.

“Stai tranquillo, vado solo per pochi giorni”.

“Se vuoi andare vai ma Bianca resta qui”.

“Bianca?”.

“Mina, volevo dire, scusa… Mina”.

“Non dire sciocchezze, ti ho detto che suo padre vuole vederla”.

“Perché non viene lui qui?”.

“Sono io che me ne sono andata e sono io che devo tornare. Dai adesso basta, lasciami passare”.

Non so cosa quell’uomo le avesse detto per convincerla a tornare da lui, forse lo ha sempre amato, per tutto questo tempo, addirittura aspettato. Forse era semplicemente più brava di me a fingere e anche quando sussurrava di amarmi in realtà si prendeva gioco di me.

“Mina resta qui”.

“No, Mina viene con me, è figlia mia non tua”.

Poi tu hai cominciato a piangere, ti sei innervosita, lo capisco. Troppa agitazione nell’aria. Però adesso va tutto bene, ora è tornato tutto calmo e tranquillo. Guarda com’è bello fuori dalla finestra, come sono verdi gli alberi e azzurro il cielo. Senti che pace, che pace.

Io intanto ripulisco tutto e penso a come fare. Il corpo di Lidia è ancora caldo. Le chiudo gli occhi che erano rimasti aperti e mi guardavano con odio. Non avrei dovuto stringerle le mani intorno al collo così forte da arrivare quasi a spezzarlo, ma la verità è che non mi ha lasciato scelta.

Adesso devo riflettere, devo trovare il modo di sbarazzarmi di lei. Credi che se la butterò nel lago insieme a tutte le sue cose, e poi dirò che se n’è andata, che è fuggita con un altro, funzionerebbe? Sì, potrebbe funzionare.

Driiiin.

La porta. C’è qualcuno che suona alla porta.

Nascondo il corpo di Lidia sotto il letto, tu intanto tesoro stai tranquilla, continua a giocare con la tua scimmietta.

” Kto to jest?” dico. Nessuna risposta. ” Kto to jest?” ripeto, poi apro.

Giulia.

Tua madre mi guarda con uno sguardo che non riesco a decifrare. Odio? Disprezzo? Compassione?

“Giulia ma cosa… cosa ci fai qui?”.

“Dobbiamo parlare”.

Entra senza aspettare il mio permesso e in quel momento tu fai un rumore, poi emetti un urletto. Una cosa da nulla ma in quel silenzio la tua voce rimbomba come un tuono.

“Pensavo fossi solo”.

“Io… sì sono solo, voglio dire, a parte…”.

Va dritta verso la cucina, anche stavolta senza chiedere il mio permesso e non riesco a fermarla.

Si blocca quando vede il tuo seggiolone, di fronte alla finestra. Poi ti si avvicina, lentamente, e ti guarda. Tu le fai un sorriso, la riconosci?

“Lei è…”.

“Mina, si chiama Mina – faccio una pausa – perché sei qui Giulia, come mi hai trovato?”.

“Non è stato facile. Lidia dov’è?”.

“Non lo so, non c’era quando sono tornato – mi fermo, ho capito bene? – ma tu come fai a sapere di Lidia?”.

“Ci siamo sentite per telefono”.

“Quando!?”.

“Adesso stai zitto Tommaso, ascoltami perché devo dirti una cosa ed è una cosa che cambierà tutto, per sempre. Hanno trovato Bianca. E’ viva”.

CONTINUA…

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